sabato 25 luglio 2009

Incontro svizzero-centroamericano

Tra il 26 e il 28 di maggio, in un centro turistico sulla costa pacifica, si è svolto l’incontro annuale dei/delle cooperanti svizzeri in America centrale e delle loro controparti locali. Erano presenti una cinquantina di persone, di cui circa trenta di nazionalità svizzera, provenienti da San Salvador, Honduras, Nicaragua, Costa Rica e Messico. Durante la prima giornata si è discusso di temi riguardanti la cooperazione e la situazione attuale della regione dove operiamo. Durante la mattinata del secondo giorno alcuni/e cooperanti e le loro controparti hanno presentato i propri progetti, mentre la seconda metà della giornata era dedicata alla presentazione del nostro paese d’origine. Ci sono state presentazioni su temi riguardanti la storia, la politica, e l’attualità svizzera in generale, abbiamo mangiato raclette e cioccolato, ma la cosa più divertente è stato cantare canzoni tradizionali in schwitzerdütch con i centroamericani!

mercoledì 8 luglio 2009

Una giornata di cucina e il nacatamal

Domenica ho invitato alcuni amici per una giornata di comida (cibo!). L’idea era che ognuno portasse una ricetta per insegnarla agli altri, e così abbiamo cucinato sopes messicani e biscotti al cioccolato, gallette scozzesi, fusilli al pollo e c’era pure una torta all’arancia. Ma il piatto forte della giornata era chiaramente la pietanza nica, ossia il nacatamal.

Il cacatamal è una specie di polenta ma contiene anche carne, riso, patate e verdure, e viene cotta in una foglia di banano. Dato che necessita di una preparazione abbastanza laboriosa, di solito lo si mangia nei giorni di festa. La cosa più interessante è che, malgrado non sia esattamente un pasto leggero, qui generalmente rappresenta una colazione, e infatti la mia prima colazione in Nicaragua, il giorno dopo il mio atterraggio, era proprio a base di nacatamal! Mi ricordo ancora di Mila e di Eve chiedendomi un po’ preoccupate se fossi davvero sicura di voler iniziare con un nacatamal, dato che è “un po’ pesante” come colazione… in effetti non sapevo bene a cosa andavo incontro: pensavo che non potesse essere tanto pesante, dato che si trattava di un piatto da prima colazione! Poi non ho più mangiato niente per tutto il giorno, ma è stato uno inizio coi fiocchi! ;-)

Perché possiate farvene un’idea migliore, vi lascio la ricetta à la Amparito (l’addetta a pulizia e cucina all’INPRHU):

Prima parte:

250 g di farina di mais (quantità per 5 nacatamales)
2 pomodori
1 cipolla
1 peperone
Hierba buena e chicoria (sono erbette, non so come si chiamano in italiano)
3 spicchi di aglio
3 patate bollite e schiacciate

Aggiungere abbondante acqua alla farina, liquefare le verdure ed aggiungerle. Poi cuocere finché il tutto non diventa denso, aggiungendo sale, 300 g di burro (la ricetta originale prevede strutto al posto del burro, ma essendo domenica era difficile trovarlo – il ‘che non mi è dispiaciuto!), 1 achiote (è una verdura, chissà come si dice in italiano…) e il succo di 2 arance aspre.

Nel frattempo, marinare la carne (circa 200 g, può essere maiale, pollo o manzo) con achiote, aglio, sale e pepe.

Quando la massa è cotta (consistenza come la polenta), lasciarla raffreddare.

Seconda parte:

1 cipolla
1 peperone
1 pomodoro
1 patata
Un pugno di riso
Un po’ di uva passa

Tagliare le verdure a fette, collocare la massa sulla foglia di banano e sopra posizionarvi un pezzetto di carne, le verdure a fette e da ultimo il riso e l’uva passa.

Impacchettare il tutto seguendo una precisa tecnica (!) e se necessario avvolgerlo in un foglio di alluminio (di solito Amparito fa senza).







Lascarlo bollire 3 ore in acqua (con una foglia di banano posta sul fondo della pentola), ed ecco il nacatamal pronto x la colazione! ;-)

martedì 19 maggio 2009

Dalla casa di un leader comunitario

Cari bloglettori,

vi scrivo dalla casa di un “leader comunitario”, dove sto annotando dati e fotografando le bambine e i bambini nuovi del progetto, e visto che per il momento non ne arrivano molti ne approfitto per scrivere due righe da lanciare nell'etere! Per chi non abbia avuto modo di leggere il mio bollettino, dovete sapere che il progetto ha ricevuto l’approvazione per essere ampliato e a fine anno si conta di beneficiare 1100 bambini e bambine in più, per un totale di 1600!
Al momento stiamo raccogliendo i dati dei primi 300, quindi le colleghe e i colleghi si spostano di casa in casa riempiendo i moduli, per poi mandarmi le bimbe e i bimbi perché li fotografi e annoti il loro peso e la loro altezza. Il modulo di ammissione al progetto è molto dettagliato, contiene informazioni di ogni tipo sulla famiglia, sul bambino o bambina e sul quertiere dove vive.
Sto lavorando con la moglie del leader, che mi da una mano pesando e misurando i bambini e le bambine, e che ora mi ha appena offerto un piatto di riso e fagioli con avocado, visto che non ci siamo organizzati per il pranzo e da queste parti non c’è possibilità di procurarsi cibo. Fa sempre un po’ così accettare cibo da queste persone, che sicuramente fanno fatica a procurarselo, ma anche rifiutare non sarebbe gentile... e così una, mangiando, rimane nel dubbio …
Tornando al progetto, per captare le bambine e i bambini abbiamo chiesto ai leader della comunità di fornirci i nomi di quelli/e che vivono in famiglie molto povere. Questo quartiere è già molto organizzato: c’è una commissione di 15 leader, ognuno dei quali si occupa di un’area precisa (per esempio sicurezza cittadina, salute, educazione, diritti della donna, ecc.). In altri quartieri invece non si è ancora radicata la consapevolezza del fatto che organizzandosi si possa lavorare meglio al miglioramento delle proprie condizioni di vita. Per esempio in un altro quartiere, già beneficiato dal progetto da un anno, non si è ancora conformata la commissione, ci sono solo due o tre persone che si mettono a disposizione per darci una mano, ma purtroppo non sono molto organizzate. Uno degli scopi dei progetti di appoggio allo sviluppo è però quello di lasciare dietro di sé un gruppo forte e organizzato di persone che lavorino per migliorare le proprie condizioni di vita e quelle degli altri membri della comunità. Il quartiere dove mi trovo ora è proprio un esempio di raggiungimento di questo obiettivo, grazie ai progetti anteriori. Devo dire che sono sorpresa di quanto faciliti il nostro lavoro il fatto di poter contare sull'appoggio di persone informate su ciò che sta succedendo nella propria comunità, e che soprattutto sono ben decise a continuare a lavorare per migliorare le cose!
Ora torno al lavoro, vi lascio con uno squarcio della vista che ho dal mio tavolo...

Matagalpa e SOS-Kinderdorf

Sabato siamo andate a Matagalpa, una città a sud-est di Estelí, a trovare una cooperante austriaca che svolge un compito particolare: lavora per SOS-Kinderdorf (www.sos-kinderdorfinternational.org) e si sposta di centro in centro (viaggiando per Costa Rica, Nicaragua, Honduras, Guatemala, Bolivia ed Ecuador) intervistando le madri delle bambine e dei bambini beneficiati dall'organizzazione. Queste interviste poi vengono pubblicate sul sito sui bollettini dell’organizzazione. La cooperante si ferma in ogni centro solo due o tre settimane e in tutto sarà in viaggio per 14 mesi... una vita davvero particolare la sua, vede un sacco di paesi e di posti ma non fa mai in tempo ad ambientarsi bene in nessun luogo!
SOS-Kinderdorf è un’organizzazione presente in tutto il mondo che ospita nei suoi villaggi bambini orfani o i cui genitori non possono prendersi cura di loro. A questi bambini vengono assegnati dei “genitori”, che si prendono l’impegno di vivere con loro. I centri hanno anche una parte destinata all’appoggio di genitori che si trovano in difficoltà ma possiedono le condizioni economiche e psicologiche per continuare a prendersi cura dei loro figli. A questi genitori l’organizzazione mette a disposizione dei centri diurni e un appoggio professionale. In Europa uno dei requisiti per lavorare come educatore-educatrice in uno di questi villaggi come “genitore” è di avere un partner fisso, con il quale condividere il lavoro, mentre in Nicaragua è esattamente il contrario: vengono accettate solo “madri” single! Questo fa pensare molto sulle differenze culturali tra il nostro stile di vita e quello di qui, dove purtroppo le coppie sono generalmente poco stabili e molti uomini si dimenticano troppo facilmente delle proprie responsabilità verso la famiglia. In effetti ci sono molte madri sole, come per esempio Nelly, alla cui storia ho dedicato uno spazio in questo blog.
Tornando alla cooperante di cui parlavo, l’ho conosciuta a Estelí, dove si è fermata tre settimane, prima di spostarsi a Matagalpa. Questa settimana parte per l’Honduras, così con la mia coinquilina abbiamo pensato di renderle visita. Ne abbiamo approfittato per farci un giretto per la città, poco più grande di Estelí e molto carina, con le sue case a due piani, molto colorate, e le montagne così vicine. Ho pubblicato alcune foto di questa visita.

L'altra cooperazione

Ultimamente ho avuto modo di conoscere alcuni cooperanti che lavorano per l’Unione Europea e per le Nazioni Unite. La loro vita è impostata talmente diversamente dalla mia e da quella dei cooperanti che ho conosciuto fin’ora che devo rendervi partecipi dei pensieri che sorgono spontanei al riguardo! In particolare ho conosciuto una ragazza che lavora per l’Unione Europea che vive praticamente in un altro mondo: abita in un quartiere residenziale dell’UE, chiuso e controllato da guardie, dove vivono solo persone che lavorano per l’UE. Le casette sono tutte uguali, già ammobiliate, con piscina e giardino con veranda. Lei si sposta solo in auto (non sa cosa sia un taxi, per non parlare dei bus!) e vicino alla zona residenziale si trova il centro commerciale più chic di Managua. I suoi colleghi di lavoro appartengono alle classi sociali più alte (con la paga che ricevono sarebbero benestanti pure da noi…) e anche il suo giro di amicizie, ovviamente, è formato da persone abbastanza ricche! Ma il suo è proprio un altro stile di vita: una volta ci ha confidato che non potrebbe vivere come me e le mie coinquiline – che possiamo trattarci già molto bene!
Sinceramente sono un po’ scettica riguardo a questo modo di concepire la vita di un cooperante: vivendo in mezzo a lusso e circondati solamente da persone della stessa estrazione sociale, come si può rendersi conto di quale siano le reali condizioni in cui si trova la maggior parte degli abitanti di questo paese? La ragazza che ho conosciuto è inoltre una stagiaire, nel suo caso non si tratta di una cooperazione a lungo termine o cose del genere, eppure anche a lei viene garantito questo stile di vita (ok, a la sua casa non ha la piscina…). ;-)
Per quanto riguarda i cooperanti delle Nazioni Unite, mi pare che vivano più “con i piedi per terra”, o perlomeno quelli che ho conosciuto io! Abitano in case normali, in mezzo alla gente comune, dove hanno decisamente più possibilità di imbattersi con la realtà del luogo, anche se per molti aspetti vivono ugualmente un po' come sotto una campana di vetro (per esempio hanno ben poca esperienza di viaggi in taxi e in bus, che fanno parte delle esperienze più caratteristiche della vita qui).
Ecco un’immagine del quartiere residenziale dell’Unione Europea e una del centro commerciale di cui parlavo, dove quando entri ti sembra di essere proiettato improvvisamente in un’altra realtà...


lunedì 27 aprile 2009

Durante la mia capatina in Svizzera ho avuto l’onore di assistere ad una delle prime “prove generali” del MUSICAL PETER PAN, messo in scena dalla mitica TRIBÙ DI SURIX, della quale tra l’altro faccio parte anch’io (anche se quest’anno ho contribuito in manierea “ridotta”, accupandomi solo del manifesto).
Approfitto di questo spazio per informare tutti voi lettori del grande EVENTO DA NON PERDERE!!!!

Le rappresentazioni si terranno:
venerdì 1 maggio, ore 20.30
sabato 2 maggio, ore 20.30
giovedì 21 maggio, ore 16.00
venerdì 22 maggio, ore 20.30
sabato 23 maggio, ore 20.30

Ma vi lascio il manifesto dove ci sono tutte le info necessarie.

Non vorrei insistere, ma ne vale certamente la pena, non perché sono amici miei ;-) ma perché sono davvero bravi, soprattutto considerando il fatto che la Tribù è nata solo 4 anni fa da un gruppo di amici dilettanti! La prima rappresentazione è stata “Pinocchio”, nel maggio 2005, poi c’è stato uno spettacolo inventato da noi dal titolo “Le 5 Stelle di Raccont’ambulì”, e l’anno scorso abbiamo portato in scena la storia di “Momo” di Michael Ende.
Tutti i pezzi vengono completamente riscritti e adattati dalla regista, Chiara Scapozza, e la Tribù s’impegna in ogni rappresentazione a lanciare un messaggio, un pensiero su cui rifletere, oltre che naturlamente ad offrire al pubblico una piacevole serata!

mercoledì 22 aprile 2009

Vacanze con Christa


Come avevo annunciato sul bollettino, a fine marzo è arrivata in visita Christa! Le vacanze con lei sono state davvero divertenti e direi molto intense: penso che abbia potuto farsi un’idea abbastanza ampia delle sfaccettature che caratterizzano questo paese… e anch’io sono rimasta sorpresa più di una volta! ;-)
Per esempio quando, mentre scendevamo da un taxi ad una stazione di bus di Managua, ci siamo viste le nostre valigie “volare fuori” dal portabagagli… ma (per fortuna) non ad opera di ladri: erano i rappresentanti delle compagnie di bus che volevano “convincerci” a scegliere la propria linea! Nel settore dove ci trovavamo ci sono solo bus per Granada (la nostra destinazione), ma ognuno è gestito da una compagnia differente. Di solito i rappresentanti si limitano ad urlarti contemporaneamente nelle orecchie di prendere il loro bus, e invece stavolta hanno agito direttamente. Il fatto è che però non hanno calcolato bene le mosse del rispettivo avversario: infatti le valigie sono finite una su di un bus e l’altra sull’altro! Il tutto è successo durante i 3 secondi in cui aprivamo le portiere per scendere dal taxi, così non ci è rimasto altro da fare che tentare di convincere uno dei due rappresentanti a ridarci la valigia... il bello è che nessuno dei due voleva cedere, ed ha dovuto intervenire l’addetto alla sicurezza per risolvere la situazione! È proprio vero che non si puo mai abbassare la guardia... anzi, bisogna prevedere anche le situazioni più assurde!
Un’altra situazione “cuiriosa” è stata la visita di una scimmia sulla nostra barca durante il giro delle isolette di Granada.
Avevo sentito dire che le scimmie sono dispettose e ladruncole, ma non ne avevo ancora vista una all’opera: si è messa a frugare in tutti i sacchi che le capitavano sotto mano e guai a chi tentava di toglierglielo!

Alla fine non ha trovato niente di appetitoso, così ha rubato il posto a sedere della Christa (che devo dire non ha fatto resistenza, non avendo nessuna intenzione di condividere il suo sedile con una scimmia!), e per finire si è seduta su di un altro sedile con un’aria tra il rassegnato e l’annoiato.

Per il resto Christa mi ha accompagnata sul lavoro (dove, come al Bec, le hanno trovato subito qualcosa da fare!), e assieme siamo uscite un paio di volte a Estelì.
Il pezzo forte delle vacanze è però arrivato sabato, quando siamo partite per Big Corn Island, un’isola che si trova a poco più di un’ora di volo da Managua, nel Mar dei Caraibi! Le foto parlano da sole, è un posto davvero stupendo. Peccato che come sempre ci debba essere il lato triste della faccenda: proprio le persone originarie del posto, che dovrebbero avere più diritto a trarne profitto, sono le più povere, e anche in un paradiso del genere vivono in condizioni parecchio misere (almeno a giudicare dalle loro abitazioni)…